Un libro di lettere aperte e condivise, di idee e di interventi parlamentari. Un nuovo Concilio per il mondo di questo tempo?
Perché “Lettere eversive”, dice Raniero La Valle? Perché rifiutano la rassegnazione e contestano l’idea che il mondo così com’è sia l’unico possibile1Che cosa ci sta succedendo? Questa è la vera domanda che deve porsi il giornalismo, la cultura, chi ha una fede e chi non l’ha. È la domanda che l’Autore si pone oggi, e si è chiesto in sessant’anni di lavoro – dal Vietnam a Gaza – nell’informazione e nella politica parlamentare, nella fede e nell’azione. Queste sue lettere sono anche un’autobiografia, non soltanto nella intervista finale, e un libro di storia. La Valle ottenne da papa Giovanni che venisse liberata dal segreto l’informazione sul Concilio e ne pubblicò le cronache quotidiane e tre volumi sul lavoro dei Padri conciliari.
E perché il titolo “Solo un Dio ci può salvare?”. Il fatto è oggi che la responsabilità umana è sostituita da un “tecnofascismo”. È questa la questione antropologica, l’alienazione che noi rischiamo, la perdita della soggettività e della libertà della persona, assimilata a una macchina tutta intelletto e niente cuore, tutta calcolo e niente dono, tutta obbedienza e niente morale, niente Sapienza. Così l’umanità si avvia a distruggersi. Cosa significa la domanda se c’è un Dio che la può salvare?
Già Heidegger domandava se c’è un tale dio, ma intendeva ogni generica forza spirituale, sostitutiva del nostro tecnicismo irresponsabile. Heidegger non faceva una profezia millenaristica, e precisava che dobbiamo prepararci non per l’apparizione di un Dio, ma piuttosto per l’assenza di un Dio al tramonto, per il fatto che noi andiamo a fondo davanti al Dio assente.
Una forza salvifica sarebbe oggi quella di un imperatore che si fa consacrare onnipotente, e decreta su pace e guerra nel mondo?
Raniero La Valle non propone un dio clericale, non crede in un dio generico e potente, ma nel Dio che si è fatto uomo, solidale con la sorte umana, della nostra “magnifica umanità”, come la chiama – nonostante tutto – papa Leone. L’Autore confronta vangelo e politica senza integralismi, per ritrovare la familiarità umana con l’appello e l’accompagnamento dello Spirito divino nel cammino storico umano. L’umanità può non fallire, perché non è sola, non è abbandonata. Dio vivente si è impegnato con noi.
Tra questi scritti-lettere c’è la recentissima lettera a papa Leone (firmata anche da molti di noi, come altri messaggi condivisi). Per il senso comune e la cultura del tempo, affidata alle sole risorse dell’uomo, si tratterebbe di richiamare nel cammino umano Dio, ora confinato nel privato. Ma deve trattarsi di un Dio credibile, che ripudia tutte le guerre, che – al contrario di ciò che afferma Vance – non stava con la guerra degli Stati Uniti contro il nazismo. La contraffazione più dolorosa dell’immagine di Dio si ha oggi ad opera dello Stato di Tel Aviv, a danno della fede di Israele e dell’intero popolo ebraico.
Ma una straordinaria purificazione dell’immagine di Dio è stata compiuta, nelle Chiese cristiane, dalla teologia del Novecento in qua: dal Dio delle crociate al Dio della misericordia. Un Dio che è “umano” non ascolta le preghiere di chi fa la guerra. Lo stesso nome “dio” è ambiguo, ha significati opposti. Io lo chiamo Vivente-che-dà-vita, come lo annuncia la storia biblica e Gesù Cristo.
Dal 2012, in una serie di convegni, nel 50° del Concilio, la Valle animò il movimento “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri”, per ripartire dal Concilio.
Nel documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza umana, l’imam di Al-Azhar e papa Francesco hanno detto che «le diversità di religioni sono una sapiente volontà divina». La lettera a papa Leone propone una grande straordinaria iniziativa della Chiesa, magari insieme ad altre confessioni, come potrebbe essere un Concilio Vaticano III, per ascoltare il Dio di sempre nel nostro tempo. Bonhoeffer, quasi cento anni fa, tra le due guerre, faceva una proposta simile per la pace.
Nel libro di “lettere” aperte e condivise ci sono idee e proposte coraggiose sulla dolorosa questione israelo-palestinese, sulla Intelligenza Artificiale, sull’Europa (e il premio Carlo Magno a papa Francesco), sulle guerre e gli armamenti da bandire, dopo tremila anni di guerre. Segnalo gli interventi parlamentari di la Valle: sulla legge che né punisce né fa dell’aborto un diritto; sulla guerra del Golfo che ripristina la guerra.
Dico chiaro che avrei preferito leggere sulla copertina del libro il bel titolo di una decina di lettere, “Prima loro”. Che vuol dire prima gli altri, gli ultimi. Inverte l’andazzo captatorio, il prendere per sé. Ed è la guarigione da ogni specie di “prima noi”, fallimento di umanità.
- Raniero La Valle, “Solo un Dio ci può salvare?”, Roma, 2026, Bordeaux edizioni.↩︎



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