LA CRIMINALIZZAZIONE DEI MIGRANTI

Ci vanno di mezzo anche i bambini

L'Unione Europea approva la possibilità di rimpatriare famiglie di migranti con bambini piccoli verso centri di detenzione in Paesi terzi

Lunedì 1° giugno 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno messo a punto il testo definitivo del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, una norma che apre la porta agli Stati membri per rinchiudere i migranti – comprese le famiglie con minori – in centri di detenzione situati in paesi extra-comunitari con cui queste persone non hanno alcun legame. Il provvedimento, presentato a Bruxelles come una formalità tecnica dopo tre ore di negoziati a porte chiuse, rappresenta una delle svolte più severe in materia di immigrazione che l’UE abbia compiuto nella sua storia recente, secondo quanto riportato da El País.

Ciò che viene approvato è, in pratica, una versione ancora più cruda della cosiddetta remigrazione, lo slogan che negli ultimi anni è passato dai gruppuscoli neonazisti ai programmi dei partiti di estrema destra di tutta l’Unione. La remigrazione propone di espellere i migranti verso il loro paese d’origine. Il regolamento approvato dall’UE va oltre: permette di inviarli in un paese terzo che non è né la destinazione scelta né il loro paese d’origine, uno Stato che viene pagato in cambio di svolgere il lavoro sporco dell’Europa e di tenere rinchiuse in centri di detenzione persone che non hanno commesso alcun reato.

L’accordo permette di rinchiudere i migranti espulsi fino a 30 mesi se non collaborano con le autorità o se si ritiene che esista un rischio di fuga, e prevede divieti di ingresso nel territorio europeo a vita. Sono state inoltre eliminate cause così basilari come soffrire di una malattia che richiede cure mediche o avere stretti legami familiari come motivi per rinviare un ordine di espulsione. Il testo introduce il Provvedimento europeo di rimpatrio, pensato per accelerare il riconoscimento reciproco tra gli Stati, e apre la strada a ritorsioni nei confronti dei paesi di origine che si rifiutano di accogliere i rimpatriati attraverso restrizioni sui visti, tagli agli aiuti allo sviluppo o la revisione delle relazioni commerciali. I cosiddetti hub di rimpatrio – eufemismo scelto a Bruxelles per non dire centri di detenzione extraterritoriali – potranno iniziare a essere allestiti immediatamente, senza attendere il termine di dodici mesi fissato per altre disposizioni più complesse.

Il punto più reazionario del regolamento, la possibilità di inviare in questi centri famiglie con bambini e bambine, non figurava nella proposta originale della Commissione Europea: è stato introdotto alla fine di marzo dai conservatori del Partito Popolare Europeo (PPE) in alleanza con i gruppi di estrema destra dell’emiciclo, tra cui i Conservatori e Riformisti (ECR) di Giorgia Meloni. Lo stesso negoziatore dell’accordo da parte del Parlamento europeo è l’eurodeputato di estrema destra Charlie Weimers, del partito Democratici di Svezia, il quale ha dichiarato che “se l’Europa vuole avere il controllo sull’immigrazione, i paesi terzi non possono continuare a rifiutare la cooperazione senza subire conseguenze”.

Weimers è stato protagonista all’inizio dell’anno dello scandalo del gruppo WhatsApp in cui il PPE coordinava la strategia migratoria con eurodeputati di Alternativa per la Germania (AfD), una delle formazioni neofasciste più esplicite del continente. Il confine tra la destra sistemica europea e l’estrema destra si sta sfumando da tempo; il regolamento approvato lunedì è l’immagine di questa fusione.

Italia, Danimarca, Germania e Paesi Bassi guidano la spinta verso i centri extraterritoriali, con Austria e Grecia che si uniscono a un “gruppo di lavoro sui modelli innovativi” lanciato all’inizio dell’anno da Berlino e dall’Aia per cercare Stati extracomunitari disposti ad affittare strutture carcerarie. Il regolamento è l’ultimo tassello del Patto su migrazione e asilo, che entrerà formalmente in vigore il prossimo 12 giugno dopo oltre un decennio di negoziati e che all’epoca fu approvato con il voto favorevole del governo spagnolo di Pedro Sánchez. Quel Patto è proprio il seme e l’ombrello giuridico della deriva razzista che ora si consolida: senza di esso non sarebbe stata possibile la revisione del concetto di “paese terzo sicuro”, né l’elenco europeo dei paesi di origine sicuri, né gli hub extraterritoriali appena concordati. Coloro che oggi prendono le distanze con dichiarazioni blande sono gli stessi che hanno posto la prima pietra di questa architettura.

Gli avvertimenti delle organizzazioni per i diritti umani sono stati ignorati con la freddezza di chi sa di avere già i voti. All’inizio dell’anno, Michael O’Flaherty, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, chiedeva espressamente “di escludere i minori, sia non accompagnati che con le famiglie” dall’invio in questi centri ed esigeva “garanzie chiare ed efficaci in materia di diritti umani”, nonché accordi con i paesi terzi “vincolanti ai sensi del diritto internazionale”. A metà maggio, tuttavia, i governi del Consiglio d’Europa riuniti a Chisinau hanno approvato una dichiarazione congiunta che convalida esplicitamente i “centri di rimpatrio nei paesi terzi” come alternativa legittima di fronte agli arrivi migratori. L’UE ha scelto di blindare politicamente ciò che le sue stesse istituzioni per i diritti umani considerano una violazione.

Il parallelo che si sta già delineando nei corridoi di Bruxelles è quello dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) di Donald Trump: una macchina di detenzione e deportazione di massa, sproporzionata rispetto ai reati commessi – perché migrare non è un reato –, blindata di fronte a un controllo giudiziario effettivo e progettata per incutere paura. A ciò si aggiunge il fatto che la Commissione europea ha accettato di ricevere a Bruxelles una delegazione dei talebani, guidata dal portavoce degli Esteri Abdul Qahar Balkhi, per negoziare l’aumento delle espulsioni verso l’Afghanistan. L’UE, che ufficialmente non riconosce il regime talebano e denuncia frequentemente le sue violazioni dei diritti umani contro donne e bambine, è disposta a sedersi al tavolo con esso se ciò facilita l’espulsione degli afghani.

La normativa sarà ratificata nelle prossime settimane dal Consiglio e dal Parlamento europeo – il risultato non lascia spazio a dubbi – ed entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Ciò che verrà messo in atto allora non è solo uno strumento amministrativo di gestione delle frontiere: è l’istituzionalizzazione europea dell’idea che ci siano esseri umani – famiglie con bambini inclusi – che possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in celle di paesi che non conoscono nemmeno, perché un altro Stato li paga per rinchiuderli. È esattamente ciò che l’estrema destra chiede da anni.

2 risposte a “Ci vanno di mezzo anche i bambini”

  1. Avatar Gianfranco Gualdrini
    Gianfranco Gualdrini

    È la tragica conferma che l’Europa sta da tempo rinunciando ad essere la casa dei diritti ma vuole essere la fortezza dell’egoismo. Per di più, anche solo ragionando in termini tecnici, noi europei abbiamo bisogno di questi lavoratori (non di schiavi, di LAVORATORI DA TUTELARE)

  2. Avatar Caterina Siligardi e Sandro Spreafico
    Caterina Siligardi e Sandro Spreafico

    Indegni di essere chiamati esseri umani!🤦😱🤮

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