L’ERRORE DELL’ONU

Ormai Israele parla solo con il “Dio della guerra”

Perché prendere come condottiero Mosè, quando in Abramo sono “benedette tutte le famiglie della terra”? Un Dio disarmato e disarmante

Il ministro Ben Gvir non può mettere piede in Francia: è la sanzione imposta dal governo francese per il comportamento selvaggio che egli ha ostentato nei confronti dei militanti della Global Flotilla incorsi nella pirateria che infesta il Mediterraneo e tradotti e perseguitati in Israele. Può sembrare una piccola cosa rispetto alla causa di tutto ciò, che è il genocidio a Gaza, ma ha un significato terribile, perché Ben Gvir è il ministro ebraico più “ortodosso” e quindi è come se l’ebraismo che è al governo in Israele non potesse avere ingresso nel mondo civile. Si dirà che il solo Ben Gvir non fa l’identità dello Stato di Israele; però Netanyahu questa identità la rivendica e rappresenta, perché ha governato Israele per 16 anni fino ad ora, col pieno consenso dei suoi concittadini: e questo pone un problema storico quale forse non c’è mai stato prima.

E infatti come Netanyahu interpreta la sua missione? Per due volte, nel settembre del 2023 e nel settembre del 2024 parlando all’Assemblea generale dell’ONU ha detto che la sua missione è quella stessa del “grande condottiero” Mosè al suo ingresso nella terra promessa più di 3000 anni fa, e ha citato il Deuteronomio biblico secondo il quale Dio, sul Sinai, gli avrebbe dato la consegna di lasciare in eredità per le generazioni future e “per tutta l’umanità” una scelta tra benedizione e maledizione, scelta che si presenta anche oggi. Perché Netanyahu ha scelto proprio questo di tutta la Bibbia e questo modo in cui viene raccontato un Dio pronto a benedire o a maledire in mezzo ai popoli del mondo intero? Nello stesso testo, poco prima e subito dopo, il comando di Dio è di “distruggere completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi”; e il testo dice: “Quando il Signore ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare e avrà scacciato davanti a te molte nazioni: gli Ittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio. Con esse non stringerai alcuna alleanza e nei loro confronti non avrai pietà”.

Dopo aver trasmesso al popolo questi messaggi di Dio, Mosè muore prima di attraversare il Giordano, e la missione passa a Giosuè, e la prima cosa che lui fa è lo sterminio di Gerico.

Naturalmente le cose non sono andate affatto così: i cosiddetti libri storici della Bibbia, storici non sono, sono un’epopea nazionale scritta sei o sette secoli dopo i fatti narrati. E nella Scrittura ebraica Dio non è raccontato solo così, anzi si potrebbe dire che tutta la Bibbia, dalla Genesi ai Profeti ai Vangeli all’Apocalisse è una grande controversia sulla natura e l’identità di Dio, cosa assai importante da decidere se l’uomo è fatto a sua immagine e somiglianza. Ma allora perché, di fronte alle enormi ricchezze della tradizione e della fede ebraica, l’identità impressa allo Stato di Israele dal sionismo che lo ha fondato e lo governa, e dichiarata perfino all’assemblea dei popoli dell’ONU, è quella di questo Dio crudele che si trasferisce nella crudeltà di Netanyahu e delle Israeli Defence Forces? Perché richiamarsi al Dio che detta la legge sul Sinai piuttosto che al Dio dei profeti che mette in libertà i prigionieri e annuncia l’abbandono delle arti della guerra, perché non evocare il Dio che si pente del male che aveva minacciato di fare a Ninive, e non lo fece, “perché a Ninive c’erano 120.000 persone e una grande quantità di animali”, e perché appellarsi al Deuteronomio, piuttosto che alla Genesi, dove anche ai figli di Ismaele, cioè agli Arabi, Dio promette attraverso il loro padre Abramo di farne “una grande nazione” e di “rendere grande” il loro nome, perché prendere come condottiero Mosè, quando in Abramo sono “benedette tutte le famiglie della terra”?

Dato il peso di questa storia, è stato un grande errore storico quello dell’ONU di aver promosso la costituzione dello Stato di Israele sulla base di una spartizione della terra e di una divisione tra i due popoli, invece che patrocinare una unione tra i due su una terra indivisa: per questo non è stata mai possibile la soluzione a due Stati, e tanto meno è possibile ora, mentre l’unica soluzione è la riconciliazione di Arabi ed Ebrei in una comunità statale multietnica e plurireligiosa.

Questo è possibile perché l’Islam di oggi dice che nel Corano “Maometto non avanza solo con la spada”, e nella fede di Israele non c’è solo il Dio crudele che passa nella crudeltà di Netanyahu, nella spietatezza dello Stato di Israele e nel genocidio di Gaza. Nella Bibbia ebraica la contraddizione tra benedizione e maledizione non divide solo i popoli tra maledetti e benedetti, come dice Netanyahu all’ONU, c’è il Dio che prescrive gli stermini e c’è il Dio radicalmente alternativo del Vangelo che dice: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, “infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?”

Ma la rivelazione non si chiude neanche lì, perché anche nel cristianesimo permangono false o fuorvianti figure di Dio, il Dio delle armi e delle scomuniche, il Dio del regime di cristianità e dell’Impero di Carlo Magno, come il Dio del falso messianismo americano. Sicché il vero Dio è sempre da scoprire; come dice la stessa Bibbia col profeta Isaia, “Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, salvatore”.

E qual è la tragedia di oggi? La tragedia è che l’ebraismo oggi parla al mondo con la lingua di Netanyahu e di Ben Gvir, e dunque amputa la fede d’Israele della sua forza di rivelazione ed è una catastrofe per lo stesso popolo ebraico nel suo rapporto con i popoli di tutto il mondo.

Ma purtroppo il cristianesimo, che dovrebbe rappresentare l’altro volto di Dio, irrompe sulla scena attraverso la versione aberrante e blasfema di Trump, e dell’evangelismo settario americano, che fanno la stessa apologia del genocidio e della potenza; mentre l’Europa, che vanta le sue radici ebraico-cristiane, e dunque dovrebbe rappresentare la vera correzione ad ambedue, balbetta istupidita facendosi complice dell’una e dell’altra aberrazione.

Perciò manca oggi, sul piano politico, una vera alternativa, che può venire solo da una nuova coscienza e iniziativa dei popoli, ciò per cui sarebbe necessario però un ripensamento della stessa forma sempre più sterile del secolarismo moderno.

Per quanto riguarda Israele il vero problema è che esso si identifica con un sionismo estremista e corrompe perciò davanti al mondo la vera immagine del Dio degli Ebrei. A una più fedele tradizione del messianismo ebraico, dovrebbe perciò convertirsi lo Stato di Israele, per salvare la religione e il popolo di Israele, e restituire la vita al popolo palestinese.

Intanto, in questa fase di massimo pericolo per l’umanità tutta, l’unica voce veramente alternativa e l’unica riserva di speranza sembra essere quella umile e coraggiosa di papa Leone XIV, che incoraggia tutti a non avere paura, e così a preparare e costruire un mondo diverso. La novità è che in questo mondo risuona oggi in qualche modo una parola conclusiva di tutta la Rivelazione; infatti è annunciato al mondo, dopo il Dio “solo misericordia” di papa Francesco, il Dio disarmato e disarmante di papa Leone, è annunciato il Dio del Papa americano, che rifiuta la guerra e “non ascolta le preghiere di chi ha le mani che grondano sangue”, e il Dio dell’iperbole di papa Francesco che è talmente buono da potersi pensare perfino che l’inferno sia vuoto.

(dal Fatto Quotidiano del 26 maggio 2026)

2 risposte a “Ormai Israele parla solo con il “Dio della guerra””

  1. Avatar Franco Meloni

    Caro Raniero, grazie di questa aria nuova che ci trasmetti. Io, personalmente per la mia cultura limitata soprattutto in campo filosofico e teologico, certi approfondimenti non riesco a comprenderli in tutta la loro estensione, tuttavia ne comprendo il senso complessivo. E mi fa bene allo spirito. Comprendo invece bene le conseguenze concrete di quanto espresso in teoria. Mi riferisco in modo particolare a questo passaggio del tuo scritto: “… è stato un grande errore storico quello dell’ONU di aver promosso la costituzione dello Stato di Israele sulla base di una spartizione della terra e di una divisione tra i due popoli, invece che patrocinare una unione tra i due su una terra indivisa: per questo non è stata mai possibile la soluzione a due Stati, e tanto meno è possibile ora, mentre l’unica soluzione è la riconciliazione di Arabi ed Ebrei in una comunità statale multietnica e plurireligiosa”. Alle stesse conclusioni era da tempo arrivato uno dei grandi sionisti della prim’ora, Martin Mordechai Buber (Vienna, 8 febbraio 1878 – Gerusalemme, 13 giugno 1965), che infatti si allontanò dal sionismo, diventando un profeta disarmato di un autentico ebraismo. Ecco mi piacerebbe che tu e altri riprendessero il pensiero di Buber, come di altri sulla medesima linea, spiegando chiaramente ai governanti come si può uscire dall’attuale pantano. Leone XIV, come giustamente affermato, è l’unico leader morale che impersonifica questo pensiero e lo può rendere realistico e operativo nelle cose del mondo. Scoperto, rivelato, l’unico possibile piano di Dio, spetta a tutti gli uomini, all’umanità, realizzarlo. E’ l’unica Utopia possibile realizzarlo, cominciando da chi ci crede nel percorrerne la strada: una volta si chiamava: pratica dell’obbiettivo. Saludos

  2. Avatar Massimiliano
    Massimiliano

    Ma qualcuno si è chiesto, o si chiede, da quando la Chiesa sarebbe diventata “buona”?

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