L’esortazione di Jinping a Trump. Ma a inventarsi questo richiamo storico come monito agli Stati Uniti è stato un americano, finora inascoltato. Le guerre del Peloponneso.
Xi Jinping ha accolto Donald Trump citando la teoria geopolitica secondo cui se una potenza emergente minaccia una dominante, c’è un alto rischio di conflitto armato.
Il presidente cinese ha però affermato di aver sempre creduto che “gli interessi comuni tra la Cina e gli Stati Uniti superino le divergenze” e che “una relazione stabile” tra i due Paesi “giovi a entrambe le parti” e al mondo intero, “mentre il confronto danneggia entrambe”.
Essendo il mondo a un bivio, Xi Jinping ha posto un dilemma: “Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta trappola di Tucidide e forgiare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi Potenze? Possiamo unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo? Possiamo promuovere il benessere dei nostri due popoli — così come il futuro e il destino dell’umanità — e creare insieme un avvenire più luminoso per le nostre relazioni bilaterali?”.
Secondo il leader cinese, “queste sono, indubbiamente, domande della storia, domande del mondo e domande per l’umanità. Queste sono anche le risposte per la nostra epoca: risposte che io e Lei, in quanto leader di grandi nazioni, dobbiamo scrivere insieme“.
“Dobbiamo essere partner, non rivali – ha concluso Xi – Dobbiamo raggiungere il successo insieme, perseguire una prosperità comune e tracciare il giusto percorso per l’interazione tra le grandi potenze in questa nuova era”, e ha auspicato che “il 2026 possa diventare un anno storico e cruciale, capace di proiettare le relazioni tra Cina e Stati Uniti verso il futuro”.
Il discorso di Xi Jinping può essere letto quindi come un avvertimento o come un invito a collaborare e cooperare.
La questione di Taiwan
Come riporta l’agenzia di statoXinhua, durante l’incontro chiuso alla stampa, il presidente cinese ha avvertito Trump sulla questione di Taiwan.
La Cina rivendica l’isola come parte del suo territorio e ha sottolineato al capo della Casa Bianca che interferire in questa questione potrebbe nuocere alle relazioni tra i due Paesi e portarli verso un conflitto.
“Se gestita bene, i due Paesi possono mantenere la stabilità. Se gestita male, i due Paesi andranno verso la collisione o persino lo scontro, mettendo l’intera relazione Usa-Cina in una situazione estremamente pericolosa”, ha detto il leader cinese.
L’obiettivo di Xi Jinping sarebbe una riduzione della vendita di armi degli Stati Uniti all’isola.
Sulla questione di Taiwan, non è chiaro cosa abbia replicato il presidente americano.
Il leader americano ha affermato di avere una “fantastica relazione con Xi”, sottolineando che questo incontro è “un onore come pochi altri che abbia mai avuto” e che “avremo un futuro fantastico insieme”.
“È un onore essere vostro amico e il rapporto tra Cina e Stati Uniti sarà migliore che mai”, ha detto.
Poi Trump si è complimentato con Xi Jinping. “Che rispetto per la Cina, che lavoro hai fatto. Sei un grande leader, lo dico a tutti. Sei un grande leader. A volte alla gente non piace che lo dica, ma lo dico comunque, perché è vero”.
Ad accompagnare il presidente Usa, sono arrivati a Pechino il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Guerra, Pete Hegseth, il rappresentante del Commercio Jamieson Greer e, come alcune fonti hanno riferito, molti miliardari per le questioni economiche; tra questi i leader della tecnologia e della finanza americana, come Elon Musk e Tim Cook, “gente geniale” come sono stati definiti da Trump.
La Casa Bianca ha definito “buono” l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. Tra i temi, i due leader hanno parlato della situazione in Iran, concordando sul fatto che lo Stretto di Hormuz “deve rimanere aperto”. Cina e Usa hanno inoltre “convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”.
La guerra del Peloponneso, o seconda guerra del Peloponneso per distinguerla da un conflitto antecedente, durò all’incirca 27 anni, dal 431 a.C. al 404 a.C., e vide interessate le due maggiori potenze elleniche: Atene e Sparta, nonché la massima potenza nel Mediterraneo: Siracusa, che distrusse l’esercito ateniese e segnò la fine del conflitto nel mar Egeo.
La guerra del Peloponneso cambiò il volto della Grecia antica: Atene, che dalle guerre persiane aveva visto crescere enormemente il proprio potere, dovette sopportare alla fine dello scontro con Sparta un gravissimo crollo e riconoscere l’egemonia del Peloponneso. Tutta la Grecia interessata dalla guerra risentì fortemente del lungo periodo di devastazione, sia dal punto di vista della perdita di vite umane sia da quello economico e, proprio per questo motivo, il conflitto viene considerato come evento finale del secolo d’oro della civiltà ellenica; Atene, in particolare, non avrebbe mai più recuperato la sua antica prosperità. Fonte fondamentale per la ricostruzione storica rimane l’imponente opera di Tucididela Guerra del Peloponneso, da cui viene l’attuale riferimento alla cosiddetta “trappola di Tucidide”.



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