COLONI ED ESERCITO ALL’OPERA

Se ci dimentichiamo di Gaza

I video dalla Cisgiordania mostrano episodi che suscitano una inorridita incredulità

Sembra che ci siamo dimenticati di Gaza. Dopo tante manifestazioni a sostegno della Palestina che hanno riempito di grandi folle le strade italiane come quelle di molte altre parti dell’Italia e del mondo, dopo tanto parlare e scrivere, dopo che la distruzione di Gaza e l’uccisione di tante migliaia di palestinesi erano diventate l’argomento del giorno nelle nostre scuole, nelle nostre università, nei nostri talk show televisivi, a partire dal 10 ottobre, data di inizio della tregua, su Gaza e sulla questione palestinese è sceso il silenzio, o almeno qualcosa di molto simile al silenzio. Forse perché la tregua regge? Perché non ci sono più bombardamenti sulla Striscia martoriata di Gaza?

Non è così, la tregua regge, ma una tregua che consente ancora bombardamenti e uccisioni. Dal 10 ottobre ad oggi sono stati uccisi 354 palestinesi. Sembra poco, se paragonati ai numeri precedenti, ma provate ad immaginarveli tutti in fila, nei loro sudari. O forse perché i rifornimenti bloccati alla frontiera sono stati lasciati passare, la popolazione rifornita di cibo ed acqua, i medicinali tornati in ciò che resta degli ospedali? Non è così, Israele apre e chiude i valichi, e le chiusure corrispondono ai momenti di tensione, quasi i rifornimenti fossero in realtà ostaggio dello svolgimento delle operazioni legate alla tregua. Non restituisci tutte le salme degli ostaggi, noi teniamo in ostaggio cibo, acqua, medicine sembra dire la chiusura a singhiozzo dei valichi. Ma gli ostaggi sono tornati, e con loro sono stati liberati i prigionieri palestinesi chiusi nelle carceri di Israele. È un risultato importante. Che gli ostaggi nascosti da Hamas nei tunnel di Gaza tornino alle loro famiglie, che si possano seppellire i morti, è cosa che ha fatto tirare un sospiro di sollievo ad Israele, come ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai palestinesi la liberazionie di famigliari spesso detenuti sulla base di semplici sospetti e in condizioni che gli ultimi scandali ci hanno rivelato non aver poi molto da invidiare a quelle degli ostaggi israeliani di Hamas. Eppure, sia Gaza che Israele hanno accolto con speranza e favore la tregua. Perché ha significato l’idea, almeno l’idea, di non essere più in guerra. Ma più le settimane passano, più questo sollievo diminuisce, più le speranze sfumano.

Ma se possiamo capire e condividere il sollievo che la tregua ha procurato ad israeliani e palestinesi, riesce meno facile capire perché anche il mondo sembra credere che tutto stia andando per il meglio. e grandi manifestazioni, importanti nonostante le sbavature politiche e gli accenni antisemiti, sembrano aver dato luogo al vecchio copione dei gruppi sociali che se la prendono a caso con tutti quelli che considerano espressione del “potere”, come dimostra la devastazione di questo giornale, “la Stampa”, devastazione che di “Pro-Pal” ha solo il nome e ci ricorda invece l’inizio del fascismo un secolo fa, con gli attacchi e le devastazioni squadriste a l’”Avanti”, l’organo del Partito Socialista.

Sul fronte dell’alta politica, gli Stati dell’Ue tacciono, o sono invece impegnati a disquisire sull’antisemitismo crescente, senza vedere che soprattutto di una conseguenza di quanto succede si tratta, non di una sua spiegazione. Solo Trump e in parte i Paesi arabi insistono, e per motivi loro, tutti diversi. E se fosse tutto, sul fronte mediorientale, si potrebbe anche trarre un sia pur piccolo sospiro di sollievo. Ma, intanto, se Gaza non è più sulle bocche di tutti, la Cisgiordania è in fiamme, e non solo ad opera dei coloni che aspettano il Messia sbarazzandosi dei palestinesi e distruggendone case e campi, ma ormai direttamente ad opera dell’esercito. I video che ci arrivano mostrano episodi che suscitano in noi una sorta di inorridita incredulità, come quello dei due palestinesi – terroristi o no, che importa, dal momento che si arrendevano con le mani alzate? – assassinati a sangue freddo dai militari.

A Gaza è subentrata la Cisgiordania, ma sembra che non susciti nel mondo una pari indignazione. O forse, l’indignazione è a tempo, ad un certo punto si esaurisce, la clessidra ha versato tutta la sua sabbia, parliamo d’altro. Si parlasse almeno dell’altro fronte di guerra, quella scatenata dallo Zar della Russia. Ma di quella si è già smesso di parlare da tempo. E non perché fosse arrivata la questione di Gaza, evidentemente. È perché l’attenzione di chi vive tranquillo nel tepore della sua casa è limitata. La abbiamo consumata già tutta? E su quanto succede oggi in Cisgiordania, niente o poco da dire?

Anna Foa

(da  “La Stampa” del 1° dicembre 2025)

7 risposte a “Se ci dimentichiamo di Gaza”

  1. Avatar Isabella Barato
    Isabella Barato

    La massima e totale indignazione per l incommensurabile ingiustizia di cui sono vittima i Palestinesi.
    Il sostanziale silenzio dell’ Europa e di quasi tutte le forze politiche.

  2. Avatar Claudia Corvi
    Claudia Corvi

    Sono profondamente d’ accordo e mi sento impotente come prima del periodo delle manifestazioni oceaniche. Non sento tuonare dai pulpiti o dalle sedie di partiti e associazioni che non hanno strumenti nuovi per fare capire che non è finita e quello che succede in Cisgiordania è un’ altra orrenda invasione che vuole togliere tutto ai Palestinesi. Ho solo la sofferenza e vorrei trasformarla in un’ arma politica per dare senso e futuro al “coraggio della pace”

  3. Avatar Claudio Lombardi
    Claudio Lombardi

    Ha fatto bene Anna Foa a scrivere questo articolo che condivido all’80%, cioè nelle cose principali che dice. Il 20% di riserva è che attribuisce agli ostaggi, prigionieri di Hamas o di Jiad, un trattamento da tortura, cosa che sicuramente sarà successo in alcuni casi, ma che non pare esserne stato la norma. La norma risuta esserne invece il trattamento dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e non solo in quella di Sde Teiman.

  4. Avatar Mauro Matteucci
    Mauro Matteucci

    Nella società di oggi dominano l’indifferenza e l’inimicizia verso il più debole!

  5. Avatar Carmen
    Carmen

    Condivido in pieno e mi fa.molto male il ritorno del silenzio

  6. Avatar Anna
    Anna

    Condivido pienamente i contenuti. Probabilmente si è assuefatti a tutta questa sofferenza, ma io non mi rassegno. Ogni volta che vedo immagini strazianti o leggo di atti tremendi, sempre più a spregio di questa povera gente, penso che sia la goccia che fa traboccare il vaso e che la coscienza di chi governa o che conta si faccia sentire prima o poi, invece è sempre una grande delusione! Ma come si fa a rimanere impassibili e dormire sereni! Ho nutrito tante speranze scendendo in piazza per Gaza e vorrei continuare a farlo, ma dove sono finiti i comitati organizzatori? I partiti sostenitori?

  7. Avatar CLARA FINIZIO
    CLARA FINIZIO

    Con la vecchiaia forse si diventa pragmatici. Se Gaza, se i Palestinesi si aspettano aiuto dal mondo, dalla giustizia internazionale, temo che saranno delusi.In questo momento ad aiutare i Palestinesi possono essere i Palestinesi stessi, che mostrano un eroismo ed una resilienza enormi, gli Israeliani contrari al governo attuale, non so quanti siano, spero molti, le ONG presenti sul territorio Medici senza Frontiere Unicef Save the Children e non solo, alle quali devono andare i nostri maggiori aiuti economici anche perchè saranno gli unici testimoni attendibili dell’inferno di Gaza e della Cisgiordania. Credo che possano giocare un ruolo determinante anche gli Ebrei della Diaspora se, come fa Anna Foa in questo scritto, saranno fermi nel condannare quello che succede in Palestina. Le dimostrazioni? La politica è molto brava ad ignorare o addirittura criticare le manifestazioni “non in linea” con il pensiero dominante, ma certo continuare con massicce manifestazioni non violente potrebbe forse aiutare. Non spero in un aiuto consistente da parte del mondo politico, tanto americano quanto, ancor meno, europeo.

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