PRENDERE IL MARE

Esodo dall’Occidente

I valori traditi: la tradizione ebraico-cristiana; la gloria del diritto; l’idea d’Europa.

Cari amici,
siamo qui spinti dal dolore e dalla speranza di fronte al tragico inventario del genocidio, delle guerre e delle idolatrie che oggi devastano il mondo. Siamo a una svolta della storia del mondo, a un cambiamento d’epoca, come aveva ben visto Papa Francesco. Ma con quali occhi dobbiamo guardare quello che sta accadendo? Non bastano quelli della cronaca quotidiana che ci viene fornita dai giornali e dalla televisione. Nemmeno possiamo pretendere di avere la lucidità dello storico, e nemmeno il carisma della profezia, per capire dove stiamo andando, né abbiamo in mano le leve della politica e del potere, per decidere del nostro futuro. Però abbiamo il punto di vista più autorevole da cui guardare le cose, un punto di vista che ci permette di capirne il senso profondo, di farne una fondata ermeneutica. È il punto di vista delle vittime, la sapienza delle vittime: questo è il vero criterio ermeneutico per interpretare la storia del mondo. La vittima non è solo un oggetto di pietà, è uno strumento di conoscenza. Nel 900 c’è stata anche la grande intuizione dell’antropologo francese René Girard che nel sacrificio della vittima innocente ha scoperto il delitto fondatore della nostra società, ha svelato il meccanismo di legittimazione della violenza e individuato l’origine di tutte le istituzioni, di tutte le culture. È nel mettere a morte l’innocente che le società primitive risolvono i loro conflitti; è la cosiddetta crisi mimetica nella quale la lotta di tutti contro tutti si risolve nella violenza di tutti contro uno, che viene additato come il colpevole di tutto, la vittima sacrificale appunto nella cui uccisione la comunità ritrova l’unità perduta. Nella sua ricostruzione, a cui René Girard ha dedicato tutta la vita, chi ha smascherato questa funzione del sacrificio rivendicando l’innocenza della vittima è stato Gesù di Nazaret, che ha rivelato “le cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”, Gesù dunque come il vero esegeta, il vero interprete della nostra storia. Come dice l’apostolo Giovanni nessuno ha mai visto Dio, il Cristo lo ha fatto conoscere, è lui che ne fa l’ermeneutica; allo stesso modo egli è la vittima innocente che spiega la storia umana. E questo oggi è Gaza, la vittima innocente, il popolo crocefisso che ci dice a quale tornante è giunta oggi la nostra storia.

La riviera di Gaza

Forse l’evento più significativo che ci può far capire di quale abisso si tratta è la pubblicazione dei progetti per la costruzione di hotel, ville e casinò su quella che sarà la Riviera del Mediterraneo, un investimento di 100 miliardi di dollari destinati a fruttarne 400 in dieci anni.  Un progetto che si chiama Great Trust, un acronimo che vuol dire “ricostituzione, promozione economica e trasformazione di Gaza”, ovvero, come l’ha chiamata il filosofo Carlo Galli su “La Repubblica”, la “orgiastica valorizzazione monetaria del genocidio”, il vitello d’oro ovvero l’immane speculazione edilizia che progetta di erigere grattacieli di stampo trumpiano  sulle macerie di Gaza, svuotata dei palestinesi. C’è un rovesciamento: con papa Francesco avevamo denunciato l’economia che uccide, ed ecco ora abbiamo il genocidio che arricchisce.

L’Occidente dov’era?

E in tutto questo l’Occidente dov’era? L’Occidente finora ha guardato dall’altra parte, ha costruito altrove il suo idolo, il suo vitello d’oro a cui dedicare tutto se stesso, un colossale riarmo per assicurare una sicurezza eterna all’Ucraina di Zelensky, mentre Trump fa tutt’uno con Israele. E dunque che cosa ci annuncia la tragedia di Gaza? Come il folle di Nietzsche andava al mercato gridando Dio è morto, e noi lo abbiamo ucciso, così il genocidio di Gaza va sul mercato immobiliare e finanziario a gridare che l’Occidente è morto, e che noi lo abbiamo ucciso. Potremmo anche fissare le date più simboliche di questa fine dell’Occidente. Forse la data è il 31 agosto, quando il Washington Post ha pubblicato i piani per la Riviera di Gaza; forse è stato il 9 novembre 1989, quando una lungimirante decisione di Gorbaciov faceva cadere la cortina di ferro e il muro di Berlino, e l’Occidente decideva che non per questo doveva rinunziare alla guerra, e anzi subito se ne riappropriava con la guerra dell’Iraq. Ma più che le date che scandiscono i passaggi della storia,  dobbiamo saper riconoscere i processi, come ci ha insegnato papa Francesco, ed è appunto in un lungo processo che possiamo rintracciare il declino e infine con Trump, Netanyahu, e il delirio di guerra del Parlamento europeo, la fine dell’Occidente.

Quale Occidente finisce

Ma anzitutto ci dobbiamo domandare qual è questo Occidente che muore.  Non è l’Occidente come lo descrive la geografia perché la geografia vorrebbe che all’Occidente appartenesse anche la Russia che invece ne è esclusa, mentre non dovrebbero farne parte i Paesi del Pacifico come l’Australia le Filippine e il Giappone che invece la Nato considera come parte dell’Occidente allargato.  Non è un Occidente che si differenzia dall’Est o dal Sud del mondo per il suo sistema economico, perché il capitalismo generato dall’Occidente si è ormai esteso a tutta la terra sconfiggendo le alternative delle economie programmate. Non è l’Occidente come paradiso della democrazia perché anch’esso è gravido di dittature e di destre al potere, mentre anche in quello che il Corriere della Sera chiama il resto del mondo ci sono delle democrazie come quella dell’India o del Sud Africa, lo Stato uscito dall’apartheid che osa denunciare alla Corte Penale Internazionale l’occidentale Israele per genocidio. Allora qual è questo Occidente che muore? È l’occidente dei cosiddetti valori quello che si ritiene depositario di valori universali che avrebbe la missione di diffondere e  impiantare anche con la forza in tutto il mondo, ignorando le altrui ricchezze e la diversità delle culture e delle fedi.

La tradizione ebraico-cristiana

Il primo di questi valori che l’Occidente sta perdendo o ha perduto è il carisma della tradizione che è stata chiamata la tradizione ebreo-cristiana. È questa eredità che è entrata in crisi, che rischia di essere travolta. Non parlo qui della secolarizzazione, che è piuttosto una sfida a trovare nuove forme di comprensione e di professione della fede. Voglio piuttosto parlare qui del sovvertimento che di questa fede viene operato da chi in nome di Dio sacrifica gli uomini e i popoli ai nuovi idoli umani. È questo il caso dell’attuale politica dello Stato di Israele. La condotta politica di Israele non avrebbe questo effetto se fosse praticata in nome di uno Stato, sia pure efferato come altri ce ne sono stati nella storia, ma l’effetto devastante sulla fede deriva dal fatto che questo genocidio e questi scempi vengono compiuti in obbedienza a un presunto comando di Dio, che col dono della terra promessa avrebbe richiesto al popolo ebraico di sterminare i nemici, di abbatterne le stele sacre e di distruggerne gli altari. Riconoscere questa radice estrema delle condotte dello Stato di Israele non è una interpretazione radicale fatta dall’esterno, si tratta di una rivendicazione che viene fatta dagli stessi governanti sionisti;  l’ha fatta Netanyahu quando parlando all’assemblea dell’ONU ha detto di trovarsi davanti alla stessa opzione di fronte a cui fu messo Mosè quando all’ingresso nella terra promessa gli fu detto che doveva scegliere se lasciare in eredità alle generazioni future la benedizione o la maledizione; ed è quello che ha fatto Netanyahu presentando alla sbigottita assemblea delle Nazioni Unite due mappe geografiche, una con i Paesi della benedizione che sarebbero quelli legati ad Israele, una quella della maledizione che sarebbe quella dei Paesi musulmani e arabi contrari ad Israele, dall’Iran, all’Irak, alla Siria al Libano. È quello che ha fatto Netanyahu scatenando, proprio mentre  a Roma era in corso il Conclave, l’operazione “carri di Gedeone” contro la Striscia di Gaza. È quello che hanno dichiarato i ministri cosiddetti religiosi del governo d’Israele quando hanno detto che la popolazione di Gaza, se non evacuata, poteva essere fatta morire di fame o arrendersi, ciò che era esattamente ciò che essi volevano.  Il rischio è che attraverso queste narrazioni che giungono insieme ai grattacieli rasi al suolo di Gaza, passi nel mondo una lettura blasfema della fede di Israele, che poi è la stessa fede dei cristiani perché il Dio che in questo modo sarebbe implicato dalle azioni di Israele è lo stesso Dio che Gesù ha invocato come padre e che ha rivelato ai cristiani. Il rischio è che nella percezione popolare si perda la differenza che c’è tra questa lettura suicida della Bibbia e la lettura che ne ha fatto Gesù di Nazaret ed è stata trasmessa alla Chiesa.  Questo rischio c’è se nel dialogo ebraico-cristiano, che è il grande bene da salvaguardare, non viene messo in luce questo contrasto di ermeneutiche e se non si salva l’autonomia della fede cristiana rispetto alla lettura storicistica e guerriera del messianismo biblico che ne fanno gli attuali sionisti. Né giova a salvaguardare l’alternativa cristiana del Dio crocefisso i “cordiali colloqui” intrattenuti dal Papa col presidente israeliano Herzog nella sua visita in Vaticano.

La gloria del diritto

L ‘altro grande valore che era proprio dell’Occidente e che sta andando perduto è il valore del diritto e anzi si è perduta la giustizia come “gloria del diritto”, che come diceva il grande filosofo e amico nostro Italo Mancini, è stato il grande “portento dell’Occidente, l’anima del suo ethos”; quella civiltà del diritto, anche del diritto positivo, che ha costruito, ancor più della filosofia e dell’arte, l’idea e il valore stesso di Europa[1]. Che la giustizia sia stata messa sotto i piedi dal prevalere di un sistema economico di violenza e di sfruttamento che ha creato sofferenze profonde e diseguaglianze non solo in Occidente ma in tutto il mondo, è noto da tempo. La novità è che lo stesso diritto positivo, il diritto scritto, la stessa normatività del dover essere sono oggi apertamente ricusati e svillaneggiati. È come se fosse stato invertito il corso delle cose, è come se fosse stato avviato un processo di rilegittimazione della violenza primitiva, di ripristino dell’arbitrio di un potere legibus solutus, di una revoca dell’habeas corpus e di ogni altra garanzia; e così è stato ripudiato quello stesso diritto che era arrivato a concepire un ordinamento che andasse al di là degli Stati nazionali, che fosse valido per tutto il mondo, per tutta la comunità delle Nazioni: quel diritto che aveva creato l’Onu, che aveva dato origine alle grandi Convenzioni internazionali, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo alla Convenzione contro il genocidio, a quella sui diritti dell’infanzia, sullo statuto dei rifugiati, contro la tortura, sul clima, sulla non proliferazione delle armi  nucleari, un diritto che noi avevamo perfino pensato potesse giungere a stabilire una Costituzione per tutta la terra. Queste grandi Carte sono state stracciate in tutte le nostre guerre, che hanno ignorato le convenzioni di Ginevra e soppresso ogni diritto umanitario, a cominciare dalla guerra dell’Iraq, nel 1991, quando padre Balducci scrisse che “sulle acque bituminose del Golfo galleggiavano, come carta straccia, la Carta Atlantica, la Carta dell’ONU, la Carta Costituzionale italiana, la Carta di Helsinki”, sicché non ci restava “ormai se non metterci a sedere accanto alle vittime”[2]. E alla fine è arrivato Zelensky a dire che l’Onu doveva essere sciolta perché non aveva preso le parti dell’Ucraina nel conflitto con la Russia e poi sono arrivati Netanyahu che ha definito l’ONU come una palude antisemita e il suo ambasciatore che ha passato al tritacarte lo stesso statuto delle Nazioni Unite, in piena Assemblea generale. Ed ecco che ora arriva Trump, il Supremo Anarchico che ha tolto il potere ai giudici, discriminato i cittadini, deportato gli immigrati e che ora è giunto a mettere sotto accusa i giudici della Corte penale internazionale, coartandone la libertà e a infliggere severe sanzioni alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Palestina, Francesca Albanese, con l’accusa di condurre una campagna politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele.Le sanzioni comportano una specie di morte civile, e di fatto impediscono alla Albanese ogni operazione bancaria in tutto il mondo, perfino l’uso del bancomat, rendendo molto complicata la sua vita. Da ultimo Trump è giunto a interdire ai Palestinesi di mettere piede a New York per partecipare alla prossima sessione dell’Assemblea dell’ONU che, nella débacle del Consiglio di Sicurezza, dovrebbe prendere in mano la causa della pace del mondo. Il suo intento è chiaro: Trump vuole portare a termine il genocidio che in totale complicità con Netanyahu sta compiendo a Gaza, mettendo intanto il bavaglio al popolo palestinese. Ciò facendo la Casa Bianca demolisce il principio stesso di un diritto dei popoli e di una democrazia internazionale: negare i visti per accedere all’ONU sarebbe come se l’Italia impedisse ai cardinali di raggiungere il Conclave, secondo quanto è esplicitamente sancito dai Patti Lateranensi: è un’extraterritorialità che è prevista dai Trattati; dunque, è tutto un sistema che salta.

L’Europa perduta

Nella crisi dell’Occidente viene a cadere anche la sua perla forse più preziosa: l’Europa. L’Europa che è stata al centro della grande avventura civile culturale ed umana del mondo intero, l’Europa ricca delle sue tradizioni filosofiche politiche e religiose, l’Europa che dopo essere passata attraverso i tormenti della divisione e delle guerre fratricide era giunta a dare vita al sogno della sua unità. Ed eccola ora sbandata per aver perso la tutela americana e in mano ai signori della guerra, ai fabbricanti di armi e a improbabili governanti che la portano alla rovina, a cominciare dall’Ucraina data da Zelensky in olocausto alla maestà trascendente della NATO. Non è più riconoscibile l’Europa sognata da papa Francesco, “amica della persona e delle persone… un’Europa che sia una famiglia e una comunità… solidale e generosa…”. Un’Europa che ha perso il suo valore più alto che è la pietas, quella pietas che non è la pietà dei cuori teneri ma è la pietas che ti porta a riconoscere la luce che splende su ogni volto umano, la consapevolezza che il prossimo non è solo quello della tua famiglia della tua nazione della tua classe del tuo rango ma è ognuno di quelli che come dice il profeta Isaia sono della tua stessa carne (Is. 58,7).

In mano agli idoli

Questo è l’Occidente che oggi apre un problema per noi. Non solo perché se n’è andata l’America che si è messa fuori e al di sopra dell’Occidente perseguendo il suo folle progetto di dominare il mondo, non solo perché questo Occidente non è riuscito a concepire un ordine internazionale successivo al sistema di dominio e di guerra. Il problema nuovo è che esso si è prostituito a nuovi idoli molto più pericolosi e letali di quelli di prima. Gli idoli di cui siamo stati schiavi, come diceva il Salmo 115, erano argento e oro, avevano bocca e non parlavano, occhi e non vedevano, avevano orecchi e non udivano, narici e non odoravano; le loro mani non palpavano, i loro piedi non camminavano; dalla loro gola non uscivano suoni! Non erano veramente da temere, aggiungeva il profeta Geremia, “non fanno alcun male, come non possono neppure fare del bene”. Gli idoli di oggi, invece,  mossi dall’Intelligenza artificiale e prima di tutto arruolati per la guerra, fanno il contrario, fanno male ed uccidono non hanno bocca e parlano, non hanno occhi e vedono, non orecchi e odono, non mani e sfregiano, non piedi e volano. Piovono come i droni sulla Global Flotilla o come in Polonia. A Gaza Israele ha impiegato un nuovo sistema di intelligenza artificiale, noto come Habsora (che paradossalmente significa il “Vangelo”), capace di identificare 100 obiettivi al giorno, contro i dieci che venivano colpiti prima. Un’ inchiesta del New York Times ha rivelato come Israele abbia trasformato il campo di battaglia in un laboratorio sperimentale per introdurre tecnologie militari basate sull’intelligenza artificiale, fino a livelli mai visti prima. Droni capaci di inseguire autonomamente bersagli, software di riconoscimento facciale per identificare i terroristi, programmi informatici che analizzano conversazioni in arabo, per uccidere i cosiddetti terroristi dovunque nel mondo, uno per uno. Tra gli strumenti in piena operatività spicca il “Lavender”, un algoritmo di apprendimento automatico per identificare presunti “terroristi” attraverso un’analisi incrociata di dati biometrici, sociali e digitali e per selezionare obiettivi di attacchi aerei. Il rischio, ora, è che quanto accaduto a Gaza diventi il modello delle guerre future. E il rischio ancora più grande è che l’homo sapiens abdichi alla sua sapienza, si consegni al dominio di una tecnologia affrancata dall’intelligenza dell’uomo e arbitra della sua libertà, rendendo ancora più pervasiva la sua alienazione, già realizzata dall’economia e dalla produzione: non più l’uomo che domina le cose, ma il dominio delle cose sull’uomo, che fa della persona umana un ingranaggio di un meccanismo che non può controllare, ciò per cui Heidegger si chiedeva se ormai solo un Dio ci può salvare. 

L’esodo

Questa è dunque la fase che stiamo vivendo. Questo è il nostro Occidente. E noi che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo prendere il mare, come ha fatto la flotilla. Il mare è il nostro deserto che dobbiamo attraversare per uscire all’altra riva.  Quello che noi dobbiamo fare è di fermare questo processo, cercare di impedire che continui a produrre i suoi frutti venefici. Noi dobbiamo fare un esodo da questo Occidente. Dobbiamo uscire dall’illusione che noi, come Occidente, siamo il sale della terra e la luce del mondo. Dobbiamo metterci alla stanga,  costruire un altro futuro, preparare un mondo diverso. quel mondo che abbiamo sempre sognato e mai veramente intravisto. Ma che cosa vuol dire uscire dall’Occidente? Non vuol dire passare al nemico, passare ai barbari. Non ci sono barbari e non ci sono nemici. C’è un mondo che è fuori di noi, e accanto a noi, che è anch’esso il nostro mondo. I punti cardinali devono tornare ad essere solo dei punti cardinali. Qualche giorno fa c’è stato il Vertice di Shanghai, a Tianjin, in Cina, abbiamo scoperto Paesi noti ed ignoti che sono usciti allo scoperto, che hanno proposto un’alternativa per un mondo diverso, un ordine del mondo, che subito, a occhi chiusi è stato bollato come una sfida, come una minaccia contro l’Occidente. I nostri giornali hanno gridato stigmatizzando “la sfida dell’Imperatore”, che sarebbe secondo la Repubblica il presidente cinese. Chissà cosa le ha fatto, alla Repubblica, la Cina. Ma nessuno propone di adottare quel modello, non ci sono belli e pronti dei modelli alternativi. Anche qui va avviato un processo. Ma quello che non dobbiamo fare è di rinnovare l’antitesi, di riprodurre la dinamica degli opposti, i vecchi antagonismi. Noi vogliamo pensare un mondo che sia finalmente chiamato all’unità, che riconosca il valore delle differenze. che scopra la ricchezza delle alternative, che ne riconosca la fecondità. Un mondo dei dialoghi, degli incontri, delle cooperazioni. Non si tratta di neutralismo, di non voler stare nè da una parte né dall’altra, in una qualunquistica indifferenza… Ma vogliamo cogliere i valori profondi di una parte e dell’altra. Non è piatto il mondo, è una sfera e un poliedro, come diceva Papa Francesco, e ogni tessera, ogni angolo di questo poliedro ha la sua bellezza e il suo valore. Dobbiamo non far cadere l’appello per la costruzione di un altro ordine internazionale, solidale e pacifico, nel quale si costruiscano rapporti non di rivalità ma di cooperazione in una prospettiva strategica alta e di lungo termine, cominciando da Gaza. Ma chi ci potrà guidare in questo esodo dall’Occidente? Se ci fosse stato papa Francesco avremmo avuto il nostro Mosè. Forse potremmo farci ispirare da Mosà del passato, un Giuseppe Dossetti, un Panikkar, un Mandela. O forse dobbiamo uscire per mare tutti insieme, seguendo la stella che ci porta in Oriente, come sta facendo la Global Flotilla. Ma le manca una barca, la barca di Pietro.


[1] Italo Mancini, L’ethos dell’Occidente, Marietti, Genova, 1990, pp. 17, 23.

[2] v. L’Unità, 15 febbraio 1991.

12 risposte a “Esodo dall’Occidente”

  1. Avatar stefano
    stefano

    Sono troppi e troppo impegnativi i temi di questo profondo articolo. Mi limito a condividere con voi un commento sul Papa, qui citato: “Né giova a salvaguardare l’alternativa cristiana del Dio crocefisso i “cordiali colloqui” intrattenuti dal Papa col presidente israeliano Herzog nella sua visita in Vaticano”. Il commento, che condivido integralmente, è di Andrea Zhok ed è questo: “In un periodo storico di crisi morale, crisi di senso, crisi spirituale e di orientamento, acuta quanto poche volte nell’avventura umana, il papa americano riesce a mantenere il profilo di un camaleonte su una tapezzeria a fiori: invisibile.
    E quando dice qualcosa sembrano veline passate da Mattarella: ovvietà, ossequio ai potenti, paura della propria ombra e rumore bianco.
    A fronte di personaggi pieni di coraggio e dignità come il cardinale Pizzaballa, che tiene con fermezza il punto su Gaza, Leone XIV segnala la devastante crisi di personalità e visione in cui è caduta l’istituzione ecclesiastica romana.”

    1. Avatar Maria Grazia Di Pillo
      Maria Grazia Di Pillo

      Stefano condivido pienamente il tuo commento

  2. Avatar CLARA FINIZIO
    CLARA FINIZIO

    Due considerazioni: anche se noi non la leggiamo, esiste da anni una storiografia israeliana che dipinge lo Stato Ebraico per quello che è, uno stato coloniale, non democratico , che permette impunemente ai coloni l’uccisione di palestinesi disarmati. Quindi esiste una piccola parte del paese che vede realisticamente la situazione, forse riuscirà a farsi sentire. Una seconda considerazione, feroce ma necessaria. Il piccolo stato di Israele non riuscirà a fare quello che non sono riusciti a fare gli Stati Uniti, la distruzione del terrorismo islamico. Hamas non è morta e non morirà e forse invece che Terrorismo dovremmo cominciare ad usare la parola Resistenza.

    1. Avatar Giuseppina Franzese
      Giuseppina Franzese

      Infatti non è mai stato terrorismo ma solo resistenza, ci siamo fatti convincere nel tempo dalla propaganda israeliana che fosse terrorismo ma chi ha aperto gli occhi oggi sa che non lo è mai stato

    2. Avatar Carla Viotti
      Carla Viotti

      Condivido pienamente.

  3. Avatar CLARA FINIZIO
    CLARA FINIZIO

    Nelle carceri israeliane si usa la tortura, lo sappiamo molto bene ma ci vergogniamo di dirlo.

  4. Avatar PAOLO ANGELO ANTONIO NAPOLI
    PAOLO ANGELO ANTONIO NAPOLI

    Il primo settembre 2023, due anni prima di morire, Papa Bergoglio, il primo tra i papi a chiamarsi Francesco, visitò la minuscola comunità cristiana in Mongolia: 1500 fedeli su 3,2 milioni di abitanti, in gran parte buddisti, altri animisti. Non fu un viaggio agevole, si spostava in carrozzina, ma lo fece, Lui che si dichiarava grande peccatore. Anche San Francesco, ottocento anni prima, nel 1209 dicono i libri da me letti, si recò in Egitto, a Damietta sul Nilo, per incontrare il Sultano Al Malik, per con lui por fine alla Quinta Crociata in Terra Santa, dissacrata dalle armi. Due anni dopo quella guerra finì.
    Non pochi, cristiani e non, invitano e pregano perché Papa Leone si rechi a Gaza a testimoniare la forza del Vangelo: ma laggiù sono rimasti il parroco Romanelli, a Betlemme il cardinale Pizzaballa e pochi cristiani sopravvissuti alla carneficina. Leone non è Francesco, sta bene a Roma, nell’appartamento pontificio ed a Castelgandolfo, disertati da Bergoglio. Prevedo che non si imbarcherà sulla Sumud Flotilla.

  5. Avatar vittorio giacomin
    vittorio giacomin

    Ringrazio L’autore per questo interessante testo.
    I temi esposti sono noti da tempo, ma la chiarezza espositiva del testo li fa vivere di nuova luce.
    La sintesi mi pare possa stare in una domanda che non ci facciamo più: cosa siamo diventati?
    La risposta è semplice: indifferenti, sordi, ciechi, avidi, cinici, spietati, sfruttatori, privi di cultura, privi di interessi, eterodiretti, ma soprattutto stupidi nel senso caro a Bonhoeffer.
    Tutti queste trasformazioni insieme hanno portato alla morte dell’occidente, non solo quindi la crisi del cristianesimo, ma principalmente la ricerca di nuovi idoli e ancor più il rinunciare al pensiero demandando tutto alle macchine.
    Questa trasformazione ci ha reso tutti analfabeti, e nell’ignoranza, della quale andiamo fieri insieme all’ignavia, ci lasciamo trasportare dove il potere vuole che andiamo.
    La barca di Pietro nessuno la sa più costruire, usiamo tanto le parole, scriviamo, stiamo sui social, vogliamo apparire, ma quando serve anche un semplice gesto come un voto, come pecore ci accodiamo.
    Così fanno i nostri rappresentanti in Europa che scrivono una cosa e ne votano un’altra, la peggiore, la guerra.
    Così fanno i praticanti, di ipocrisia mi verrebbe a dire, così fanno gli integralisti, che uccidono nel nome di Dio.
    Non esiste nessuno che voglia ricostruire la barca di Pietro anche se il materiale e le azioni per farlo sono note.
    Il problema vero è che nessuno più è interessato a salire su quella barca.
    Ciascuno nella propria solitudine e indifferenza soddisfa il proprio bisogno primario e crede di vivere una vita piena. Crepi pure il mondo attorno.
    L’omologazione culturale al ribasso ha distrutto qualsiasi humus e ora viviamo in modo artificiale credendo di vivere.
    Preparare un mondo diverso è il vero impegno, ma per farlo bisogna imparare a pensare, a leggere e scrivere, ma, come nella novella di Rodari, abbiamo preferito rinunciare alla nostra anima per dare la nostra testa alla macchina che lavora per noi e ci rende “liberi”.

    Vittorio Giacomin

    1. Avatar Sergio
      Sergio

      Buongiorno Vittorio, condivido ma dobbiamo comunicare per non restare isolati. Esiste sempre una soluzione e vorrei parlarne con te se potessi iscrivermi a sergiocflotta@gmail.com perché ci si colleghi. Se restiamo isolati non concludiamo nulla. Grazie

    2. Avatar ELISA MENGHINI
      ELISA MENGHINI

      sono assolutamente d’accordo con il tuo pensiero,
      l’indifferenza cronica prodotta dall’autoisolamento per proteggerci (da cosa?) ci fa credere che stiamo vivendo, mentre siamo già morti dentro e viviamo una vita senza pulsioni empatiche.
      Dobbiamo svegliarci e soprattutto svegliare chi ci sta accanto, imparare ad usare il nostro cervello senza emulare i falsi modelli che ci vengono costantemente proposti.
      Non aggiungo altro per non ripetere ciò che hai già perfettamente espresso.

  6. Avatar Enrica Menozzi

    Tutto ciò che ho letto mi trova concorde. Un solo punto mi sconcerta e aumenta la confusione che già è in me. Penso, da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, che dobbiamo aiutare un paese aggredito, senza tergiversare come fece Chamberlain, da cui i Sudeti e il resto…. anche con le armi che dovrebbero difendere anche noi dall’aggressività di Putin. Nello stesso tempo ho imparato che la corsa al riarmo è di per sé pericolosa, Parole contro la guerra di Terzani è stato per me importantissimo…. da tutto ciò la mia crisi . Aspiro a capire meglio e sarei molto grata se qualcuno mi aiutasse in ciò. Un’ulteriore perplessità: Putin e altri come lui non si fermano certo con le parole. Grazie di cuore

  7. Avatar Emily
    Emily

    Salve a tutti, ho letto con grande interesse questo profondo articolo sulla crisi dei valori occidentali e sul ruolo delle vittime come strumento di conoscenza. La riflessione sull’economia che uccide e sul genocidio che arricchisce è particolarmente potente e tragica.

    Mi ha colpito il passaggio che parla della “orgiastica valorizzazione monetaria del genocidio” e della costruzione della “Riviera di Gaza” sulle macerie e sul dolore. Questo mi ha fatto riflettere su come spesso, anche in ambito medico, gli interessi economici possano prevalere sull’etica e sul benessere delle persone.

    A proposito di questo, sto facendo una ricerca sui farmaci e i loro costi in diverse parti del mondo, e mi sono imbattuto in una pagina riguardante il Primadol. Qualcuno sa se c’è una correlazione tra la disponibilità di certi farmaci e le politiche economiche dei diversi paesi? https://pillintrip.com/it/medicine/primadol

    Sarei curioso di sentire le vostre opinioni su come le dinamiche di potere economico influenzino anche l’accesso alle cure mediche a livello globale. Grazie per qualsiasi contributo.

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