LA VIA DELLA CHIESA NON È LA NEUTRALITÀ MA LA PROFEZIA

Il voto del Papa

Leone XIV ha votato nelle elezioni americane riformando così anche l’immagine del Papato, nel giudizio storico-politico non neutrale e non “infallibile”

Nell’imminenza delle elezioni americane c’è stata una notizia talmente inconsueta e imprevedibile che l’evento di cui informava non si era mai verificato da quando in America si vota, dal 700 ad oggi: “il Papa ha già votato”. Qui la parola imprevedibile non era il “già”, perché il votare prima e il voto per corrispondenza sono una prassi normale negli Stati Uniti, né era la parola “votato”, dato che proprio del voto si trattava, ma era la parola “il Papa”. Non tanto perché non c’era mai stato un Papa americano, ma perché un Papa che votasse in una elezione democratica era una cosa fuori della realtà, come più volte affermato in passato dalla stessa Santa Sede: “il Papa non vota”.

Che ora lo abbia fatto è una cosa di eccezionale portata e rappresenta un messaggio potentissimo sia per la società politica che per l’universo dei fedeli.

Per la società politica vuol dire che le elezioni sono un fatto così importante e in taluni casi perfino epocale, se tali da ripercuotersi anche su altre nazioni, che nemmeno un voto va sottratto alla formazione della volontà collettiva, e non ci devono essere voti che pesano di più e voti che pesano di meno, come avviene nei sistemi maggioritari, ma tutti i voti sono eguali, da quello della persona più famosa della terra a quello del più sconosciuto dei rider.

Per la società dei fedeli il messaggio è che la salvezza, che è la posta in gioco e la promessa di ogni religione. non è solo quella a cui è ordinata la professione di fede, ma è anche il cimento e il fine della vita quotidiana ed è la salvezza storica della propria comunità politica e del mondo tutto, e perciò, proprio in ragione della fede, ciascuno, anche se preso da chissà quali altri esigentissimi impegni, deve dare il suo apporto all’opera comune.

Per la confessione cattolica c’è anche un altro significato straordinario: riguarda la figura del papa, che non è un uomo messo al di sopra di tutti, sottratto ad ogni giudizio, insindacabile e così potente non solo da aver messo in passato la corona imperiale sulla testa di Carlo Magno e aver investito del potere gli altri signori del mondo, ma da essere in ogni tempo sostituto di Dio sulla terra e pertanto “infallibile”, come dice la dottrina dopo il Concilio Vaticano I. E, senza entrare nel merito della discussione teologica (”Infallibile?” è un famoso libro del teologo Hans Kung), si può dire che di sicuro nel votare, come nelle altre incombenze del suo ministero ordinario, di certo il Papa infallibile non è, anzi nella logica democraticanon può esserlo per definizione, perché la democrazia è precisamente la scelta tra alternative diverse, ritenute altrettanto buone.

E ancora di più il Papa è esposto al giudizio, dopo che in un ferrigno mondo di guerra è stato solennemente affermato, prima dal cardinale Lercaro di Bologna (quando infuriava la guerra del Vietnam), e poi nella stessa Bologna da papa Francesco, che “la via della Chiesa non è la neutralità, ma la profezia”. Dunque la sfida ai cristiani, prendendo il Papa ad esempio, è di fare lo stesso: rischiare anche di non fare la scelta migliore, ma farla sempre in scienza e coscienza per il bene di tutti.

Nel nostro caso l’evento del voto pontificio è ancora più eclatante, perché la scelta che nel votare ha dovuto fare il Papa, è stata quella di concorrere a sbarrare la strada a Trump, di cui aveva dichiarato inaccettabile il proposito di cancellare la civiltà stessa dell’Iran, un Trump che si fa signore della guerra, che è opera di “bestie magari dotate di armi ipertecnologiche”, sposa Netanyahu e il suo genocidio, deporta gli ispanici e gli ex schiavi neri, ruba il petrolio e le terre rare, cattura e mette in prigione i capi delle altre Nazioni, toglie ai palestinesi perfino il visto per andare a New York all’assemblea dell’ONU, contesta le elezioni di Lula in Brasile. si vuole prendere la Groenlandia, nega che esista una questione ecologica e che ci sia la responsabilità della “specie umana” di continuare ad abitare la terra, e promuove le intelligenze artificiali che “non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità» (Magnifica humanitas).

Sono tutti criteri per votare bene alle elezioni, che non valgono solo per gli americani, nè solo per i credenti, ma per tutti.

In un tempo di post-democrazia e di post-teismo, papa Leone si batte per un più- democrazia, più teo-filia.

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